In scadenza la contribuzione 4° trimestre al Fondo Arco



Con circolare n. 1/2020, il Fondo Arco ha comunicato la scadenza della contribuzione relativa al 4° trimestre 2019, prevista per il 20/1/2020.


Seguono gli adempimenti relativi alla scadenza contributiva del 20/1/2020.


ALIQUOTE CONTRIBUTIVE PER IL CCNL DEI LAVORATORI DEI SETTORI LATERIZI E MANUFATTI IN CEMENTO INDUSTRIA (ANDIL, ASSOBETON): la contribuzione ad ARCO è dell’1,70% a carico dell’azienda e dell’1,50% a carico dell’iscritto.


ALIQUOTE CONTRIBUTIVE PER IL CCNL DEI LAVORATORI DEI SETTORI LATERIZI E MANUFATTI IN CEMENTO PMI (ANIEM, ANIER/CONFIMI IMPRESA): la contribuzione ad ARCO è dell’1,70% a carico dell’azienda e dell’1,50% a carico dell’iscritto.


ALIQUOTE CONTRIBUTIVE PER IL CCNL DEI LAVORATORI DEI SETTORI LEGNO, SUGHERO, MOBILE, ARREDAMENTO E BOSCHIVI FORESTALI INDUSTRIA (FEDERLEGNOARREDO): la contribuzione ad ARCO è del 2,10% a carico dell’azienda e dell’1,30% a carico dell’iscritto.


ALIQUOTE CONTRIBUTIVE PER IL CCNL DEI LAVORATORI DEI SETTORI LEGNO- SUGHERO, MOBILE, ARREDAMENTO E BOSCHIVI FORESTALI PMI (UNITAL-Confapi): la contribuzione ad ARCO a carico dell’azienda è del 2,10% e dell’1,30% a carico dell’iscritto.


Per le aziende che hanno esclusivamente aderenti espliciti, i versamenti del 4° trimestre 2019 sono previsti per il 20/1/2020.
La distinta di contribuzione relativa al 4° trimestre 2019, con competenza 01/10/2019-31/12/2019, dovrà riportare:
– le contribuzioni relative al trimestre di tutti i dipendenti già iscritti in modo esplicito al 30/09/2019;
– le contribuzioni dovute per i nuovi iscritti in modo esplicito, dal 01/10/2019 al 31/12/2019, nei mesi compresi tra la data di adesione e il 31/12/2019 (il solo TFR per i nuovi iscritti del mese di dicembre 2019) e le quote di iscrizione a carico dei lavoratori.


A titolo esemplificativo:














Già iscritto ad ARCO in modo esplicito al 30/09/2019 – Versamenti relativi al 4° trim. 2019 (ottobre, novembre, dicembre)
Lavoratore che ha aderito ad ARCO in modo esplicito a ottobre 2019 – TFR dal mese di ottobre – Contributo a carico lavoratore e azienda dal mese di novembre- Quota iscrizione: 10,33 € (a carico dei lavoratori)
Lavoratore che ha aderito ad ARCO in modo esplicito a novembre 2019 – TFR dal mese di novembre – Contributo a carico lavoratore e azienda dal mese di dicembre- Quota iscrizione: 10,33 € (a carico dei lavoratori)
Lavoratore che ha aderito ad ARCO in modo esplicito a dicembre 2019 – TFR del mese di dicembre – Quota iscrizione: 10,33 € (a carico dei lavoratori)


I contributi devono essere versati sul conto corrente di ARCO entro e non oltre il 20/1/2020 (valuta fissa e disponibilità per ARCO il giorno 20).
Al fine del corretto abbinamento dei contributi è necessario che il bonifico sia effettuato dalle aziende entro e non oltre il 20/1/2020.
L’importo del bonifico deve corrispondere alla somma risultante dalla distinta di contribuzione relativa al 4° trimestre 2019.
L’importo relativo all’ammontare complessivo dei contributi deve essere bonificato da ciascuna azienda con aderenti al Fondo Pensione.
Per le aziende che hanno anche/solo aderenti taciti i versamenti del 4° trimestre 2019 sono previsti per il 20/1/2020.
I lavoratori dipendenti che non abbiano già espresso precedentemente in maniera tacita o esplicita la propria volontà in ordine al conferimento del TFR, hanno 6 mesi dalla data di assunzione per decidere se trasferire il TFR maturando a forme di previdenza complementare ovvero lasciarlo in azienda (Modalità ESPLICITA).
In caso di mancata scelta formale del lavoratore nei 6 mesi, scatterà il silenzio-assenso: il TFR sarà versato dall’azienda ad ARCO, forma pensionistica prevista dai contratti collettivi (Modalità TACITA).
Le disposizioni di legge prevedono che il TFR conferito tacitamente al Fondo vada a confluire nel comparto di investimento con garanzia (GARANTITO).
Agli aderenti al Fondo silenti, che verseranno il solo TFR, non sarà applicata la quota di adesione di 10,33 €; le aziende non dovranno quindi effettuare la relativa trattenuta.
La distinta di contribuzione relativa al 4° trimestre 2019. con competenza 01/10/2019-31/12/2019, dovrà riportare il solo TFR relativo al trimestre.
A titolo esemplificativo:








LAVORATORE SILENTE – 100% del TFR relativo al 4° trim. 2019 (ottobre, novembre, dicembre). Il TFR deve essere versato a decorrere dal mese successivo allo scadere del semestre di scelta sulla destinazione del TFR
LAVORATORE SILENTE, DI PRIMA OCCUPAZIONE ANTECEDENTE AL 29/4/1993 (fino al 30/6/2007 conferiva ad ARCO il minimo previsto dal contratto 30 o 40%) TFR residuo (70% o 60%) relativo al 4° trim. 2019 (ottobre, novembre, dicembre).

N.b. il TFR conferito tacitamente deve essere tenuto separato da quello conferito esplicitamente e ne deve essere data evidenza nella distinta di contribuzione utilizzando un apposito codice (TT)


A norma di quanto previsto dallo Statuto di ARCO, in caso di mancato o ritardato versamento delle contribuzioni, l‘azienda è tenuta a versare al Fondo delle sanzioni.

RdC e percorso di inserimento lavorativo e di inclusione sociale: istruzioni operative


Con circolare n. 187/2020, il Ministero del lavoro fornisce indicazioni operative di attuazione del decreto-legge n. 4/2019, convertito con modificazioni dalla legge n. 26/2019. Tali indicazioni tengono in considerazione l’accordo in Conferenza Unificata del 1 agosto 2019, in materia di esoneri dagli obblighi connessi alla fruizione del Reddito di Cittadinanza e delle modalità di convocazione dei beneficiari di RdC da parte dei Centri per l’Impiego e dei Comuni.


Ai sensi dell’articolo 4, comma 1, del decreto-legge n. 4/2019, l’erogazione del reddito di cittadinanza è condizionata alla dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (DID) da parte dei componenti il nucleo familiare maggiorenni, nonché all’adesione ad un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale.
Sono tenuti all’obbligo di partecipazione a un percorso di inserimento lavorativo o di inclusione sociale tutti i componenti il nucleo familiare che siano maggiorenni, non già occupati e non frequentanti un regolare corso di studi. Sono, pertanto, esclusi da tale obbligo di partecipazione i componenti del nucleo familiare che non siano maggiorenni; siano occupati; frequentino un regolare corso di studi.
Sono inoltre escluse dai medesimi obblighi le seguenti categorie di persone: i beneficiari della pensione di cittadinanza; i titolari di pensione diretta; le persone di età pari o superiore a 65 anni, a prescindere dalla fruizione di un trattamento pensionistico; le persone con disabilità, come definita ai sensi della legge 12 marzo 1999, n. 68 e accertata dalle competenti commissioni mediche. Resta ferma tuttavia la possibilità – per i componenti con disabilità dei nuclei familiari beneficiari – di richiedere la volontaria adesione a un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale.
Possono altresì essere esonerati dagli obblighi di partecipazione a un percorso di inserimento lavorativo o di inclusione sociale, connessi alla fruizione del RdC le seguenti categorie di persone:
– i componenti con carichi di cura, valutati con riferimento alla presenza di soggetti minori di 3 anni di età, con la precisazione che non può essere esonerato più di un componente del nucleo familiare;
– i componenti con carichi di cura, valutati con riferimento alla presenza di persone con disabilità grave o non autosufficienza, come definiti a fini ISEE. Sia nel caso di carichi di cura di figli minori di 3 anni di età sia di persone con disabilità grave o non autosufficienza, i componenti del nucleo familiare indicano il soggetto da esonerare in accordo tra loro. In assenza di accordo, la scelta del componente da esonerare è rimessa all’operatore del Servizio Sociale del Comune/Ambito Territoriale competente ovvero del Centro per l’Impiego, tenuto conto della valutazione di occupabilità, con preferenza per il soggetto meno occupabile;
– i lavoratori che conservano lo stato di disoccupazione in caso di svolgimento di attività di lavoro dipendente o autonomo da cui ricavino un reddito corrispondente a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell’art. 13 del D.P.R. 917/1986 – Testo unico delle imposte sui redditi;
– coloro che frequentano corsi di formazione per il raggiungimento della qualifica o del diploma professionale.
Si chiarisce che l’esonero può avvenire in occasione della convocazione dei beneficiari da parte dei Centri per l’Impiego ovvero da parte dei servizi competenti dei Comuni/Ambiti Territoriali.
I soggetti che si trovano in una delle condizioni di esonero come sopra specificate rilasciano un’autocertificazione a sensi dell’articolo 47 del DPR 445/2000 e si impegnano a comunicare il termine del motivo di esonero al servizio che li ha esonerati (Centro per l’Impiego o Servizio Sociale del Comune/Ambito Territoriale competente per il contrasto alla povertà).
Relativamente ai beneficiari esonerabili, come previsto dall’Accordo, si evidenzia che, nel caso dei componenti i nuclei convocati dai servizi competenti per il contrasto alla povertà, l’esonero può essere limitato agli obblighi connessi all’adesione ad un percorso personalizzato di inserimento lavorativo, di cui all’art. 4, comma 8) del D.L. 4/2019, qualora sulla base della valutazione dei bisogni si ritenga comunque opportuno definire per il relativo nucleo familiare un Patto per l’Inclusione sociale. In tali casi l’esonero si definisce “parziale”.
Si ricorda, infine, che si considerano esonerati, in quanto non beneficiari della misura, i componenti del nucleo familiare di cui non si tiene conto nel calcolo del parametro della scala di equivalenza, ai sensi dell’articolo 3, comma 13, del D.L. 4/2019, quali le persone in stato detentivo, le persone ricoverate in strutture residenziali a totale carico dello Stato o di altra Amministrazione Pubblica, le persone sottoposte a misure cautelari o condannate per taluni reati gravi.


In sede di Accordo in Conferenza Unificata, sono state definite le seguenti tipologie di persone esonerabili dai soli obblighi di partecipazione ad un percorso di inserimento lavorativo, connessi alla fruizione del Reddito di Cittadinanza: persone che si trovino in condizioni di salute tali da non consentire la partecipazione ad un percorso di inserimento lavorativo, incluse le donne in stato di gravidanza, sulla base di idonea certificazione rilasciata da un medico competente; persone impegnate in percorsi di Tirocini formativi e di orientamento; persone impegnate in tirocini di inclusione sociale.
Come definito dall’Accordo, nel corso del primo appuntamento e, per quanto attiene il Servizio Sociale del Comune/Ambito, prima della stipula del Patto per l’Inclusione Sociale, l’operatore del Comune/Ambito dovrà verificare, insieme con il richiedente il RdC o altro componente il nucleo, le eventuali ragioni di esonero degli altri appartenenti al proprio nucleo, acquisire la documentazione necessaria (autocertificazione ex art. 47 DPR 445/2000 ed eventuale ulteriore documentazione probatoria, quale certificato medico e certificazione circa la condizione di disabilità grave o non autosufficienza, ecc.) a dimostrazione della sussistenza della causa di esonero, e registrare l’informazione sulla piattaforma GePI.
Infine, il beneficiario esonerato dagli obblighi connessi al RdC è tenuto alla comunicazione della cessazione della causa di esonero entro 30 giorni dal verificarsi della stessa. In questa ipotesi, il Servizio Sociale del Comune/Ambito convoca il beneficiario entro 30 giorni dalla comunicazione per la stipula del Patto per l’Inclusione Sociale o per l’integrazione degli impegni previsti nel Patto stesso o per l’integrazione degli impegni previsti nel Patto già sottoscritto dal suo nucleo familiare o per la ripresa delle attività sospese.

Accordo Edili Artigiani Marche: determinato l’EVR



Sottoscritto il 14/1/2020, tra ANAEPA-Confartigianato Imprese Marche, CNA Costruzioni Marche, FIAE Casartigiani Marche, CLAAI Marche e le OO.SS. Marche FENEAL-UIL FILCA-CISL FILLEA-CGIL, l’ccordo per la verifica dei parametri per l’erogazione dell’EVR


Le Parti territoriali, in attuazione dell’art. 7 del CCRL del 21/12/2015, si sono incontrate allo scopo di verificare l’esistenza dei parametri ai fini della determinazione annuale del valore dell’EVR.
Verificato pertanto, che dei 5 indicatori previsti dal CCRL, 4 risultano positivi e 1 negativo, hanno provveduto a determinare il valore dell’EVR che sarà corrisposto secondo gli importi di seguito indicati:
























Livello

EVR dal 1/1/2020

7 32,96
6 28,83
5 24,02
4 22,25
3 20,81
2 18,40
1 16,07


Le parti, dichiarano che l’erogazione dell’EVR 2019, in relazione alla situazione economica generale del sistema edile regionale, sarà riconosciuta dall’1/1/2020 al 30/6/2020.
Infine, concordano di incontrarsi entro il mese di febbraio 2020 al fine di riprendere la discussione per il rinnovo del CCRL.

Firmato il contratto dei Gestori aeroportuali

Sottoscritta la sezione gestori aeroportuali del contratto nazionale del trasporto aereo

L’intesa, che riguarda circa 10 mila addetti degli aeroporti, riconosce, nel triennio 2020-2022, sotto il profilo economico, un aumento economico medio di 120 euro ed una ‘una tantum’ di 1200 euro per il periodo di vacanza contrattuale.


Nel contratto si sottolinea il miglioramento della clausola sociale al fine di tutelare l’occupazione, i diritti ed il salario dei lavoratori, e l’inserimento ex novo di un articolo dedicato agli appalti per arginare il fenomeno del Dumping contrattuale.
Dal punto di vista normativo viene stabilito che per i contratti a termine il limite è quello stabilito dalla legge.
Viene inserito il principio di una più equa distribuzione delle turnazioni per uniformare i carichi di lavoro. Inoltre i corsi di formazione saranno svolti durante l’orario di lavoro.
Tra le novità normative – riferiscono Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl trasporto aereo – vengono ridotti i tempi di richiesta dei congedi parentali fruibili a giornate ed a ore, inserito il congedo per la paternità e per le donne vittime di violenze di genere, innalzato al 100% il pagamento del congedo obbligatorio di maternità. Sarà inoltre anticipato dall’azienda il trattamento spettante per infortunio ed inserito il principio di una più equa distribuzione delle turnazioni per uniformare i carichi di lavoro.
A questi si aggiungono due giorni di ferie così distribuiti, uno per coloro con anzianità superiore ad un anno ed uno per coloro con anzianità superiore ai 10 anni (totale giorni 23), inoltre un contributo aziendale aggiuntivo di 10 euro da destinare alla cassa sanitaria di settore che le parti si sono impegnate a costituire, ed un 0,5% sulla previdenza integrativa che porterà tutti gli iscritti al Fondo di settore Prevaer ad un contributo aziendale del 2,5%.


L’identità dei motivi del licenziamento collettivo e di quello individuale invalidano la procedura


Il datore di lavoro, completata la procedura di licenziamento collettivo, non può procedere sulla base delle medesime ragioni negoziate con la controparte sindacale, ad un ulteriore licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo di uno o più lavoratori. Diversamente, infatti, i licenziamenti individuali così effettuati, sebbene riconducibili agli stessi motivi oggetto della comunicazione iniziale, risulterebbero sottratti al confronto con il sindacato, con l’effetto di rendere quel confronto incompleto in ordine al numero, alla collocazione aziendale ed ai profili professionali del personale eccedente (Corte di Cassazione, sentenza 16 gennaio 2020, n. 808).


Una Corte d’Appello territoriale, riformando parzialmente la sentenza del Tribunale di prime cure, aveva dichiarato nullo il licenziamento intimato da un datore di lavoro a un proprio dipendente, in quanto era stato adottato per gli stessi motivi posti a base della procedura di mobilità avviata e conclusa dalla società, da cui il lavoratore era rimasto però escluso. La Corte di merito aveva osservato che il licenziamento individuale, sebbene intervenuto oltre il termine dei 120 giorni dall’inizio della procedura (art. 24, L. n. 223/1991), non poteva fondarsi sugli stessi motivi di quello collettivo, pena la frustrazione delle finalità sottese alla procedura di mobilità. L’identità dei motivi del licenziamento individuale rispetto a quelli del licenziamento collettivo, risultava dalla lettera di licenziamento e dalle difese della società, laddove essa affermava che la necessità di adottare il licenziamento individuale era sorta per il fatto che il lavoratore non aveva accettato quello collettivo, in una situazione in cui l’unico criterio di scelta concordato dall’azienda con i sindacati era quello della mancanza di opposizione al licenziamento collettivo.
Avverso la sentenza ricorre così in Cassazione il datore di lavoro, lamentando che la Corte di merito avesse enucleato un divieto non previsto né dalla Legge n. 223/1991, né dall’articolo 3 della Legge n. 604/1966, così determinando una compressione del diritto del datore di lavoro al licenziamento per giustificato motivo oggettivo, nonché una lesione della libertà di iniziativa economica, costituzionalmente tutelata (art. 41) e insindacabile dall’autorità giudiziaria.
Per la Suprema Corte il motivo è infondato.
Preliminarmente, occorre muovere dal principio della centralità, ai fini della verifica di legittimità del licenziamento collettivo, del rispetto delle procedure di comunicazione preventiva, di consultazione sindacale e di comunicazione dell’elenco dei lavoratori licenziati. Per costante orientamento di legittimità, infatti, i profili attinenti alle ragioni giustificative del recesso collettivo sono assorbiti dal controllo sulla regolarità di tale procedura.
I residui spazi devoluti alla sede contenziosa non riguardano, quindi, gli specifici motivi della riduzione del personale, a differenza di quanto accade in relazione ai licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, ma la correttezza procedurale dell’operazione, con la conseguenza che non possono trovare ingresso in tale sede le censure con le quali si investa l’autorità giudiziaria di un’indagine sulla sussistenza di “effettive” esigenze di riduzione o trasformazione dell’attività produttiva, salva l’ipotesi di maliziose elusioni dei poteri di controllo delle organizzazioni sindacali e delle procedure di mobilità, al fine di operare discriminazioni tra i lavoratori (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza 21 gennaio 2019, n. 1515). La procedura diretta a ridimensionare l’organico, poi, si scompone nei singoli licenziamenti, ciascuno giustificato dal rispetto dei criteri di scelta, legali o stabiliti da accordi intervenuti con il sindacato.
I principi qui ribaditi resterebbero del tutto privi di effettività ove, all’esito della gestione “procedimentalizzata” dei motivi di riduzione del personale rappresentati nella comunicazione di avvio della procedura, fosse consentito al datore di lavoro di ritornare sulle scelte compiute quanto al numero, alla collocazione aziendale ed ai profili professionali dei lavoratori in esubero, ovvero quanto ai criteri di scelta dei singoli lavoratori da estromettere, attraverso ulteriori e successivi licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo. I licenziamenti individuali così effettuati, infatti, sebbene riconducibili agli stessi motivi oggetto della comunicazione iniziale, risulterebbero sottratti al confronto con il sindacato, con l’inevitabile effetto di rendere quel confronto incompleto in ordine al numero, alla collocazione aziendale ed ai profili professionali del personale eccedente e non attendibile quanto alla successiva partecipazione, all’atto dei licenziamenti, delle concrete modalità di applicazione dei criteri di scelta. Ove, poi, come nella fattispecie di causa, venga raggiunta una intesa con le organizzazioni sindacali, il vulnus riguarderebbe anche il rispetto di tali accordi, in ordine al numero degli esuberi ed ai criteri di scelta, la cui obbligatorietà non può esaurirsi nel tempo all’atto della conclusione della procedura.
In sostanza, il datore di lavoro, completata la procedura di licenziamento collettivo, non può procedere sulla base delle medesime ragioni negoziate con la controparte sindacale ad un ulteriore licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo di uno o più lavoratori. E’ l’identità dei motivi che determinano la situazione di eccedenza, che impone all’imprenditore di veicolare la libertà di impresa nell’ambito del controllo sindacale, senza poter procedere a successivi licenziamenti individuali.

Sottoscritto il nuovo CCNL degli Enti Previdenziali Privati:



Firmato il rinnovo del  CCNL per il Personale non dirigente degli Enti Previdenziali Privati


Il CCNL decorre dall’1/1/2019 e scadrà il 31/12/2021.
I nuovi tabellari sono quelli riportati nella tabella che segue.
























































































Livello

Minimo Tabellare


Mensile 2019 (diviso 13)

Minimo Tabellare


 Mensile 2020 (diviso 13)

Minimo Tabellare


Mensile 2021 (diviso 13)

Quadri 3.847,88 3.885,94 3.920,20
A1 2.685,50 2.712,06 2.735,97
A2 2.450,74 2.474,98 2.496,79
A3 2.341,94 2.365,11 2.385,95
B1 2.233,15 2.255,24 2.275,11
B2 2.038,46 2.058,63 2.076,77
B3 1.981,20 2.000,80 2.018,44
C1 1.923,94 1.942,97 1.960,10
C2 1.826,60    
C3 1.775,07    
D1 1.723,53    
1R1 4.695,33 4.741,78 4.783,58
1R2 3.847,88 3.885,94 3.920,20
1R3 2.840,11 2.868,20 2.893,48
2R1 2.490,82 2.515,45 2.537,63
2R2 2.261,78 2.284,15 2.304,28
2R3 2.101,45 2.122,23 2.140,94


 


Apicali
Al personale che abbia acquisito competenza professionale in forza della permanenza da almeno quattro anni nei livelli apicali A1, B1, E1, C1, 1-R1 e 2-R1, sarà attribuito un ulteriore elemento fissato nella misura del 3% della retribuzione tabellare, non revocabile ma riassorbibile in caso di aumenti retributivi conseguenti a passaggi di area.
A decorrere dall’1/1/2020 è introdotto un elemento retributivo aggiuntivo con le stesse caratteristiche e alle medesime condizioni, anche economiche, di cui al precedente punto.
Ai fini della decorrenza, in fase di prima applicazione, per il Personale al quale è già corrisposto l’assegno apicale di cui al punto 4 della presente tabella, l’ulteriore elemento sarà riconosciuto prendendo a riferimento la data dell’1/1/2019. Per i dipendenti che all’1/1/2019 beneficiavano da almeno 10 anni dell’assegno apicale, l’ulteriore elemento retributivo è erogato a decorrere dall’1/1/2021.

FSBA: nuove regole assegno ordinario

Il Consiglio Direttivo del Fondo di solidarietà bilaterale per l’artigianato (FSBA), lo scorso dicembre, ha deliberato le regole che disciplinano l’Assegno Ordinario FSBA nell’anno 2020.

Il Consiglio Direttivo di FSBA, con comunicazione FSBA prot. 199 del 18/12/2019, ha deliberato che la durata massima della prestazione dell’Assegno Ordinario FSBA è stata fissata in via definitiva in 20 settimane nel biennio mobile.
Inoltre, è stata confermata, con validità estesa fino al 31 dicembre 2020, la sospensione sperimentale dell’applicazione dell’art. 14 del Regolamento di FSBA, che riguarda l’utilizzo degli strumenti contrattuali prima della sospensione/riduzione dell’orario. Pertanto, sarà possibile presentare domanda di FSBA anche in caso di ferie e permessi residui.
Infine è stato reso definitivo l’aggancio della prestazione FSBA al massimale mensile più elevato previsto dall’INPS per i trattamenti di integrazione salariale (nel 2019 fissato nell’importo lordo di 1.193,75 euro).


Fondo Sanitario Fasie – Circolare operativa per il settore “Industrie Ceramiche”



Fasie, il Fondo di Assistenza sanitaria integrativa per il settore “Ceramiche e refrattari Industria”, fornisce le indicazioni operative valide per il 2020


Il Fondo Sanitario Fasie ha pubblicato la Circolare Operativa rivolta alle aziende che applicano il CCNL per gli addetti all’industria delle piastrelle di ceramica, dei materiali refrattari, ceramica sanitaria ecc, con le indicazioni relative alle tariffe valide per l’anno 2020, le modalità contributive e le scadenze di versamento.


Contributi 2020


























QUOTA AZIENDA € 140,00
 
QUOTA LAVORATORE Quota annua
OPZIONE STANDARD € 140,00
OPZIONE STANDARD

con iscrizione del/dei familiari

€ 186,00 per ogni familiare

€ 372,00 per ogni convivente

OPZIONE EXTRA € 295,00
OPZIONE EXTRA

con iscrizione del/dei familiari

€ 186,00 per ogni familiare

€ 372,00 per ogni convivente

OPZIONE PLUS € 705,00


Regolazione contributo a carico dell’Azienda iscritta
Il contributo a carico dell’Azienda, pari a 140 € per singolo dipendente iscritto al Fondo, dovrà essere versato in unica soluzione entro il mese di Gennaio 2020. Contestualmente dovrà essere inviata una distinta di contribuzione con il dettaglio delle anagrafiche per cui è stato effettuato il bonifico. I file dovranno essere inviati via WEB accedendo all’area Aziende del sito www.fasie.it e seguendo le istruzioni.
Il mancato invio della distinta di contribuzione, allungando i tempi di controllo e gestione, potrebbe comportare la sospensione della posizione dei dipendenti assistiti per cui si richiede massima disponibilità e collaborazione.
I dati per effettuare il bonifico sono i seguenti:
FASIE – Fondo assistenza sanitaria integrativa BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI ROMA
IBAN: IT87D0832703211000000005743
Causale di versamento: numero di protocollo rilasciato al momento del caricamento della distinta, dati completi, altrimenti rilevabile il giorno successivo nella sezione upload distinte, voce trasmetti.


Regolazione contributo a carico del dipendente iscritto
Per il contributo a carico del dipendente, sia per la propria quota che per la quota di eventuali familiari e / o conviventi iscritti al Fondo come paganti, l’Azienda dovrà versare al Fondo anticipatamente il contributo in un’unica soluzione (da versare a seconda della decorrenza dell’iscrizione: gennaio o luglio) entro il 16 gennaio 2020 oppure entro il 16 luglio 2020; successivamente applicherà, mensilmente, le trattenute sul cedolino del lavoratore iscritto. Contestualmente dovrà essere inviata una distinta di contribuzione con il dettaglio delle anagrafiche per cui è stato effettuato il bonifico. I file dovranno essere inviati via WEB accedendo all’area Aziende del sito www.fasie.it e seguendo le istruzioni.
Il mancato invio della distinta di contribuzione, allungando i tempi di controllo e gestione, potrebbe comportare la sospensione della posizione dei dipendenti assistiti per cui si richiede massima disponibilità e collaborazione.
I dati per effettuare il bonifico sono i seguenti:
FASIE – Fondo assistenza sanitaria integrativa BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI ROMA
IBAN: IT87D0832703211000000005743
Causale di versamento: numero di protocollo rilasciato al momento del caricamento della distinta, dati completi, altrimenti rilevabile il giorno successivo nella sezione upload distinte, voce trasmetti.

AdRdC: avviso per i soggetti erogatori


Pubblicato l’avviso rivolto ai soggetti erogatori per l’avvio dell’Assegno di ricollocazione per i beneficiari del reddito di cittadinanza. L’avviso pubblico attua quanto definito nella delibera del Consiglio di amministrazione Anpal n. 23/2019 (Comunicato Anpal 13 gennaio 2020).


Nel caso di Assegno di ricollocazione per i beneficiari di Reddito di Cittadinanza, attraverso le funzionalità messe a disposizione su MyANPAL (servizio “Gestione Bandi”) il soggetto erogatore che abbia già manifestato il proprio interesse in relazione ad altre tipologie di assegno di ricollocazione è automaticamente abilitato all’erogazione dell’AdRdC come previsto dalla delibera del CdA ANPAL n. 23/2019. Qualora il soggetto erogatore intenda, anche temporaneamente, inibire una singola sede operativa nell’erogazione del servizio, è tenuto a deselezionare la sede secondo quanto previsto dalla delibera del CdA ANPAL n. 23/2019.
Il soggetto erogatore potrà decidere quale sede operativa attivare nell’ambito di ciascun Assegno di ricollocazione previsto dalla normativa vigente: a titolo esemplificativo, il soggetto deciderà se la sede operativa è attiva su AdRdC ma non su AdR cigs o viceversa oppure su entrambe.
I flussi differiscono a seconda che il soggetto erogatore sia:
– Una Regione
– Un soggetto accreditato a livello nazionale o regionale ai servizi per il lavoro.
Quanto al Flusso per le Regioni, si premette che tutti i CPI regolarmente censiti nel Portale ANPAL e presenti negli standard ufficiali condivisi, sono selezionati come sedi operative attive per l’erogazione dell’AdRdC. Spetta alla singola Regione la possibilità di escludere alcuni CPI dalla politica attiva in questione.
Le Regioni/Agenzie regionali per il lavoro comunicano ad ANPAL entro il 28 gennaio p.v. i CPI che intendono non attivare come soggetti erogatori nell’ambito dell’AdRdC. Le comunicazioni di cui sopra devono essere mandate via PEC a divisione.5@pec.anpal.gov.it. e per cc a Divisione7@anpal.gov.it.
Per quanto concerne il Flusso per gli Accreditati Nazionali, alla partenza dell’AdRdC, tutte le sedi operative già attive alla data del 13 gennaio 2020 nell’ambito della politica attiva “Assegno di ricollocazione (a regime)” saranno automaticamente abilitate alla politica attiva “AdRdC”. Eventuali modifiche delle sede operative già attive sull’AdR a regime successive a tale data non verranno automaticamente riportate su “AdRdC”.
È onere del soggetto erogatore, verificare a sistema quali delle sedi operative intenda eventualmente deselezionare entro il 28 gennaio p.v.
Circa il Flusso per gli Accreditati regionali, sono le Regioni/Agenzie regionali per il lavoro che, tramite MyANPAL, inseriscono puntualmente o massivamente gli elenchi dei soggetti accreditati ai servizi per il lavoro a livello regionale, fatto salvo quelli già inseriti in attuazione di quanto previsto dalla delibera del CdA n. 23/2019.
 


Proroga del CCNL per le agenzie di stampa


 



Prorogato fino al 31/12/2020 il CCNL per i dipendenti di aziende editrici e stampatrici di giornali quotidiani e da agenzie di stampa


Firmato, il 14/1/2020, tra  FIEG e ASIG e SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL, l’accordo di proroga fino al 31/12/2020 del CCNL per i dipendenti di aziende editrici e stampatrici di giornali quotidiani e da agenzie di stampa.


La scadenza del CCNL per i dipendenti di aziende editrici e stampatrici di giornali quotidiani ed agenzie di stampa, prevista per il 31/12/2019, si intende fino alla data del 31/12/2020.
Le parti convengono, inoltre, di prorogare fino alla data del 31/12/2020 l’erogazione dell’indennità integrativa temporanea















































Livelli

Parametri

Importi in Euro

10 300 32,89
9 272 29,82
8 248 27,19
7 228 25,00
6 208 22,81
5 185 20,29
4 164 17,98
3 145 15,90
2 128 14,04
1 100 10,96
238 26,10


Tale indennità, limitatamente al periodo di erogazione, costituisce base di calcolo per la tredicesima mensilità e per le maggiorazioni orarie legate ai turni di lavoro, ai lavoro festivo e alle flessibilità contrattuali (flessibilità programmata e banca ore), mentre non costituisce base di calcolo per le maggiorazioni relative al lavoro straordinario. La stessa indennità non produrrà effetti su eventuali trattamenti economici aziendali integrativi rispetto a quelli previsti dal presente CCNL.
Alla luce dell’evoluzione del processo di allineamento dei contratti collettivi di filiera che si registrerà nell’arco di vigenza del contratto, e in esito alle verifiche delle Parti istitutive del Fondo di previdenza complementare di settore “Fiorenzo Casella”, le Parti convengono che la suddetta indennità integrativa temporanea potrà divenire parte integrante dei minimi contrattuali a far data dall’1/1/2021, sulla base di un accordo fra le stesse Parti.