Redditometro: la rilevanza del principio della “famiglia fiscale”


In caso di accertamento sintetico del reddito (c.d. “Redditometro”), il contribuente ha l’onere di provare che il maggior reddito accertato è riferibile al nucleo familiare (principio della “famiglia fiscale”) (Corte di cassazione – sentenza n. 31782/2019).

A stabilirlo sono stati i giudici della Corte di Cassazione che si sono espressi sul principio della “famiglia fiscale” ai fini del redditometro, principio che consente di individuare correttamente il perimetro di ricchezza di una persona, e sull’onere probatorio da parte del contribuente.


Va detto che, in tema di accertamento delle imposte sui redditi delle persone fisiche, gli uffici finanziari possono determinare sinteticamente il reddito complessivo netto del contribuente, sulla base degli indici di spesa riguardanti il cd. redditometro, e tale metodo di accertamento dispensa l’Amministrazione finanziaria da qualunque ulteriore prova rispetto all’esistenza dei fattori-indice della capacità contributiva, sicché è legittimo l’accertamento fondato su di essi e resta a carico del contribuente, posto nella condizione di difendersi dalla contestazione dell’esistenza di quei fattori, l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore.


Detto questo, i giudici hanno affermato che, a fronte della determinazione redditometrica del reddito delle persone fisiche, la prova contraria consistente nel possesso di redditi ad opera del contribuente si può configurare anche a carico dei familiari, compreso il coniuge in separazione dei beni.

Revoca dei benefici “prima casa” per tardivo trasferimento della residenza


I benefici della prima casa di abitazione per mancato trasferimento della residenza anagrafica nei diciotto mesi dalla data di acquisto dell’immobile vengono revocati (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. trib. – Ordinanza 27 novembre 2019, n. 30935).


 


Nella fattispecie esaminata dalla Suprema Corte, la contribuente ha separatamente impugnato un avviso di liquidazione per revoca dell’imposta sostitutiva agevolata sui finanziamenti, nonché un avviso di liquidazione per maggiore IVA e irrogazione sanzioni relativo all’anno di imposta 2010, in relazione all’atto di acquisto 30 marzo 2010 di un immobile destinato a prima casa, quale effetto del disconoscimento dei benefici della prima casa di abitazione per mancato trasferimento della residenza anagrafica dal Comune di Trento al Comune di Roseto degli Abruzzi nei diciotto mesi dalla data di acquisto dell’immobile.
La contribuente successivamente ricorre in cassazione con due motivi:
– con il primo motivo si deduce violazione e falsa applicazione di legge nella parte in cui la sentenza impugnata non ha preso in esame la prima richiesta di trasferimento, effettuata nei diciotto mesi dall’atto di acquisto, ma solo la seconda; deduce parte ricorrente come il Comune di Roseto degli Abruzzi abbia accertato nei diciotto mesi dalla data di acquisto l’effettiva presenza della contribuente presso la nuova residenza, deducendo come il mancato trasferimento della residenza anagrafica sia ascrivibile a fatti non imputabili alla contribuente; rileva come la seconda domanda di trasferimento non costituisca revoca della precedente domanda ma una mera sollecitazione al Comune, tanto che il cambio di residenza è andato a buon fine;
– con il secondo motivo si deduce nullità delle sentenze, per non avere le sentenze impugnate rilevato incidentalmente l’illegittimità del provvedimento emesso dal Comune di Trento che negava l’autorizzazione al trasferimento presso la nuova abitazione, anziché dedurre che la contribuente non avesse provveduto ad impugnarlo, dando conseguentemente rilievo alla iniziale richiesta di trasferimento della residenza avvenuta nel termine di 18 mesi dall’acquisto;
Per la Suprema Corte entrambi i motivi di ricoso sono inammissibili.


Cessione di azienda: nessuna responsabilità del cessionario per le imposte non pagate


L’Agenzia delle entrate con risposta 06 dicembre 2019, n. 21 ribadisce che è esclusa la responsabilità solidale a carico del cessionario di un’azienda per il pagamento di imposte e sanzioni imputabili al cedente qualora la cessione intervenga, tra l’altro, nell’ambito di un accordo di ristrutturazione dei debiti

L’art. 14, co. 5-bis, del d.lgs. n. 472/1977 introdotto a decorrere dal 1° gennaio 2016 dall’art. 16, co. 1, lett. g), del d.lgs. n. 158/2015, esclude la responsabilità solidale a carico del cessionario di un’azienda (o di un ramo di azienda) per il pagamento di imposte e sanzioni imputabili al cedente qualora la cessione intervenga, tra l’altro, nell’ambito di un accordo di ristrutturazione dei debiti.
L’istante chiede di chiarire se tale l’esclusione possa configurarsi anche nel caso in cui la cessione di un’azienda (o di un ramo di azienda) sia posta in essere in esecuzione di un accordo di ristrutturazione dei debiti presentato ed omologato prima della data del 1° gennaio 2016.
Il Fisco, a riguardo, chiarisce che la modifica normativa operata non ha portata innovativa e, come tale, trova applicazione agli atti di cessione di azienda (o di ramo di azienda) posti in essere anteriormente al 1° gennaio 2016, ciò vale anche per gli accordi di ristrutturazione dei debiti.
Resta fermo che le limitazioni della responsabilità solidale del cessionario vengono meno qualora la cessione dell’azienda – anche se avvenuta con trasferimento frazionato di singoli beni – sia stata attuata in frode ai crediti di natura tributaria.

Periti assicurativi: definito il contributo 2019


Definita la misura e le modalità di versamento alla Concessionaria servizi assicurativi pubblici S.p.a. (CONSAP) del contributo dovuto per l’anno 2019 dai periti assicurativi (Ministero Economia e Finanze – decreto 28 novembre 2019).

Il contributo di gestione dovuto alla società CONSAP dai periti assicurativi iscritti nel relativo ruolo deve essere versato ogni anno, e per l’anno 2019 è determinato nella misura di € 85,00.


Rispetto agli scorsi anni, il contributo ha registrato un aumento di € 15,00; di fatto per l’anno 2016, 2017 e 2018 l’importo da versare era pari ad € 70,00.


Definita la misura del contributo di gestione, riguardo all’ambito soggettivo, sono tenuti al pagamento i soggetti che risultano iscritti nel ruolo alla data del 30 maggio 2019.


Le modalità e i termini di versamento saranno definiti con apposito provvedimento della CONSAP.


Atti notificati al diverso indirizzo usato per la corrispondenza: notifica nulla

La Corte di Cassazione ha chiarito che gli avvisi di accertamento notificati all’indirizzo, diverso dal domicilio fiscale, utilizzato per il recapito della corrispondenza in base al servizio “seguimi” fornito dall’ufficio postale devono ritenersi nulli per vizi di notifica. Tale irregolarità rende nulla anche la successiva cartella di pagamento emessa per mancata impugnazione dei prodromici avvisi di accertamento (Ordinanza 03 dicembre 2019, n. 31479)

Nel caso esaminato dalla Corte di Cassazione, il concessionario della riscossione ha notificato al contribuente la cartella di pagamento per iscrizione a ruolo di somme (per sanzioni IVA) divenute definitive per mancata impugnazione dei prodromici avvisi di accertamento.
Su ricorso del contribuente, che ha eccepito la mancata notifica degli avvisi di accertamento, l’Ufficio ha contrapposto la rituale notifica degli atti tramite il servizio di raccomandata postale, prima al domicilio fiscale del contribuente, e successivamente, data l’irreperibilità, al diverso indirizzo in altro Comune indicato da Poste Italiane, al quale era stato fornito dal contribuente in adesione al servizio “seguimi” per il recapito della corrispondenza. Sulla base della documentazione prodotta dall’Ufficio gli avvisi di accertamento risultavano consegnati a persona delegata al ritiro.
I giudici tributari hanno confermato la validità della cartella di pagamento, ritenendo le notifiche dei prodromici avvisi correttamente perfezionate.
In riforma della decisione dei giudici tributari, la Corte di Cassazione ha stabilito la nullità della cartella di pagamento per vizi di notifica dei prodromici avvisi di accertamento.
In materia di notificazioni degli atti tributari, la norma dispone che:
– salvo il caso di consegna dell’atto o dell’avviso in mani proprie, la notificazione deve essere fatta nel domicilio fiscale del destinatario;
– è in facoltà del contribuente di eleggere domicilio presso una persona o un ufficio nel comune del proprio domicilio fiscale per la notificazione degli atti o degli avvisi che lo riguardano. In tal caso l’elezione di domicilio deve risultare espressamente da apposita comunicazione effettuata al competente ufficio a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento ovvero in via telematica con modalità stabilite con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate;
– quando nel comune nel quale deve eseguirsi la notificazione non vi è abitazione, ufficio o azienda del contribuente, l’avviso del deposito prescritto dall’art. 140 del codice di procedura civile, in busta chiusa e sigillata, si affigge nell’albo del comune e la notificazione, ai fini della decorrenza del termine per ricorrere, si ha per eseguita nell’ottavo giorno successivo a quello di affissione.
Nella fattispecie, la notificazione degli atti presupposti alla cartella esattoriale risulta avvenuta ad un indirizzo diverso dal domicilio fiscale. I giudici tributari hanno equiparato l’indirizzo indicato da Poste Italiane e individuato per il servizio “seguimi” (di natura contrattuale e finalizzato a far pervenire la corrispondenza – diversa dagli atti giudiziari – all’indirizzo indicato dal richiedente) al domicilio eletto.
La Corte Suprema ha, invece, precisato che l’attivazione del servizio “seguimi” non assume alcuna rilevanza giuridica ai fini della validità delle notificazioni, né l’indicazione di un indirizzo al quale recapitare la corrispondenza può assurgere ad elezione di domicilio secondo la normativa in materia di notificazione degli atti tributari, difettando i requisiti formali prescritti dalla stessa.
In conclusione, la notificazione degli avvisi di accertamento deve ritenersi nulla, è di conseguenza risulta affetta da nullità anche la cartella di pagamento.

Pace fiscale: per la scadenza del 09/12/2019 aperture straordinarie degli sportelli


In vista della scadenza di lunedì 09 dicembre 2019, che interessa i soggetti che hanno aderito alla Rottamazione-ter e al Saldo e stralcio delle cartelle, ma che non hanno ancora pagato la rata scaduta il 02 dicembre scorso, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha disposto l’apertura straordinaria di alcuni sportelli al fine di rendere più agevole il pagamento (Agenzia Entrate-Riscossione – comunicato 04 dicembre 2019).

I contribuenti che hanno aderito alla Rottamazione-ter e al Saldo e stralcio delle cartelle ma non hanno ancora pagato la rata scaduta il 30 novembre, slittata al 02 dicembre, hanno ancora tempo fino a lunedì 09 dicembre 2019, senza incorrere a sanzione e perdere i benefici della definizione agevolata.


In tal senso, in vista della suddetta scadenza, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha previsto le seguenti aperture straordinarie degli sportelli:
– Ascoli Piceno (AP), in Via Luigi Mercantini, 25, abitualmente aperto lunedì e mercoledì, dalle 9 alle 13, sarà aperto al pubblico anche giovedì 5 dicembre e venerdì 6;
– Fermo (FM), in Via Salvo d’Acquisto 81, abitualmente aperto martedì e giovedì, dalle 8.45 alle 13, sarà aperto al pubblico anche venerdì 6 dicembre;
– Urbino (PU), in Via Ca’ Biancone – Località Trasanni, abitualmente aperto il venerdì, dalle 8.30 alle 12.30, sarà aperto al pubblico anche giovedì 5 dicembre.


Si moltiplicano i professionisti sanitari tenuti alla trasmissione dei dati per il 730


IndividuatI gli ulteriori professionisti sanitari tenuti alla trasmissione, al Sistema tessera sanitaria, dei dati relativi alle spese sanitarie, ai fini dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata (D.M. 22 novembre 2019).

Ai fini dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi da parte dell’Agenzia delle Entrate, aumentano i professionisti sanitari tenuti alla trasmissione telematica dei dati delle spese sanitarie sostenute dalla persone fisiche a partire dal 1° gennaio 2019. Di fatto, sono ulteriormente tenuti alla trasmissione dei suddetti dati sanitari al Sistema tessera sanitaria, gli iscritti all’albo della professione sanitaria di:
– tecnico sanitario di laboratorio biomedico;
– tecnico audiometrista;
– tecnico audioprotesista;
– tecnico ortopedico;
– dietista;
– tecnico di neurofisiopatologia;
– tecnico fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare;
– igienista dentale;
– fisioterapista;
– logopedista;
– podologo;
– ortottista e assistente di oftalmologia;
– terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva;
– tecnico della riabilitazione psichiatrica;
– terapista occupazionale;
– educatore professionale;
– tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro;
– assistente sanitario;
– biologo.

Censimento iscritti Albo dottori dommercialisti/esperti contabili e Pin


Il canale di comunicazione attraverso la casella PEC dc.OrganizzazioneeSistemiInformativi@postacert.inps.gov.it della Direzione centrale Organizzazione e sistemi informativi con oggetto “Censimento iscritti Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili” è destinato esclusivamente agli Ordini provinciali e non ai singoli dottori commercialisti ed esperti contabili. (CNDCEC – Nota 02 dicembre 2019, n. 110)

In attesa dello sviluppo di un canale diretto con il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, è solo attraverso tali strutture che l’INPS riceve le comunicazioni di iscrizione, cessazione e sospensione dei professionisti iscritti all’Ordine.
La normativa prevede che “tutti gli adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale dei lavoratori dipendenti, quando non sono curati dal datore di lavoro, direttamente od a mezzo di propri dipendenti, non possono essere assunti se non da coloro che siano iscritti nell’albo dei consulenti del lavoro, nonché da coloro che siano iscritti negli albi degli avvocati e procuratori legali, dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali, i quali in tal caso sono tenuti a darne comunicazione agli ispettorati del lavoro delle province nel cui ambito territoriale intendono svolgere gli adempimenti di cui sopra.” (art. 1, comma 1, della l. 12/1979).
Il professionista che intende svolgere attività in qualità di intermediario abilitato, censito con le modalità suesposte, potrà recarsi presso una qualsiasi struttura territoriale dell’Istituto, esibendo il modulo “SC64”, compilato in ogni sua parte, e richiedendo il rilascio del PIN con l’estensione per operare per i servizi aziendali.
L’obbligo di comunicazione da parte del professionista all’ispettorato del lavoro deve essere precedente alla presentazione del modulo “SC64” all’INPS in quanto l’assolvimento è condizione necessaria per il rilascio al professionista istante dell’autorizzazione ad operare in qualità di intermediario.

Immobile ad uso promiscuo: indeducibile la rendita con altro immobile ad uso professionale


Non è ammessa la deduzione al 50% della rendita catastale dell’immobile ad uso promiscuo, se il contribuente dispone, nello stesso Comune, di altro immobile utilizzato per fini professionali (Corte di Cassazione – ordinanza n. 31621/2019).

A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione, che si espressa sull’applicabilità della deduzione al 50% della rendita catastale dell’immobile ad uso promiscuo, nel caso in cui il contribuente disponga nel medesimo Comune di due immobili: uno ad uso promiscuo e l’altro utilizzato esclusivamente per fini professionali anche se per una parte dato in locazione.


Al riguardo la disposizione di legge stabilisce che per gli immobili utilizzati promiscuamente, a condizione che il contribuente non disponga nel medesimo comune di altro immobile adibito esclusivamente all’esercizio dell’arte o professione, è deducibile una somma pari al 50% della rendita ovvero, in caso di immobili acquisiti mediante locazione, anche finanziaria, un importo pari al 50% del relativo canone.


Pertanto, la deduzione pari al 50% della rendita o del canone di locazione dell’immobile ad uso promiscuo non è applicabile qualora il contribuente disponga anche di altro immobile adibito esclusivamente ad uso professionale e non a quello abitativo, a nulla rilevando, relativamente al caso di specie, che alcuni locali siano dati in locazione ad altri professionisti.


Uso promiscuo dell’abitazione del professionista: condizioni di deducibilità del costo

Nella determinazione del reddito di lavoro autonomo professionale è ammesso in deduzione il costo dell’immobile adibito ad uso promiscuo “abitazione e ufficio”. A tal fine, il professionista non deve avere la disponibilità di altro immobile per l’esercizio dell’attività nel medesimo comune (Corte di Cassazione – Ordinanza 04 dicembre 2019, n. 31621)

Ai fini delle imposte sui redditi, il TUIR stabilisce che per gli immobili utilizzati promiscuamente dal professionista è deducibile una somma pari al 50 per cento della rendita ovvero, in caso di immobili acquisiti mediante locazione, anche finanziaria, un importo pari al 50 per cento del relativo canone, a condizione che lo stesso professionista non disponga nel medesimo comune di altro immobile adibito esclusivamente all’esercizio dell’arte o professione.
In proposito, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito che hanno escluso che il professionista potesse dedurre il 50% della rendita o del canone di locazione dell’immobile adibito ad uso promiscuo (abitazione ed ufficio), poiché disponeva di altro immobile, adibito esclusivamente all’uso professionale e non a quello abitativo, a nulla rilevando che alcuni locali fossero locati ad altri professionisti.
Secondo i giudici della Suprema Corte la deducibilità deve intendersi condizionata al fatto che il contribuente non disponga nel medesimo comune di altro immobile adibito esclusivamente all’esercizio della professione; l’avverbio “esclusivamente”, contenuto nella norma, deve leggersi in contrapposizione all’avverbio “promiscuamente”, coerentemente con la ratio legis, che evidentemente riconosce una deduzione pari al 50% della rendita catastale nei soli casi in cui il professionista utilizza un bene immobile promiscuamente per l’esercizio dell’attività dell’impresa e per il proprio uso personale o familiare, subordinandola alla condizione che egli non disponga di un altro immobile nello stesso comune, ove svolga esclusivamente l’attività professionale.