Bibite alla spina: arrivano gli incentivi alla vendita


Contributi economici per gli esercizi di vicinato e medie strutture di vendita che si attrezzano per incentivare il consumo di prodotti sfusi o alla spina (art. 7, D.L. n. 111/2019).

Al fine di ridurre la produzione di rifiuti e contenere gli effetti climalteranti, agli esercenti commerciali di vicinato e di media struttura, che attrezzano spazi dedicati alla vendita ai consumatori di prodotti alimentari e detergenti, sfusi o alla spina, è riconosciuto, in via sperimentale, un contributo economico a fondo perduto pari alla spesa sostenuta e documentata per un importo massimo di euro 5.000 ciascuno, corrisposto secondo l’ordine di presentazione delle domande ammissibili, nel limite complessivo di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021, sino ad esaurimento delle predette risorse e a condizione che il contenitore offerto dall’esercente non sia monouso.


Entro due mesi saranno definite le modalità per l’ottenimento del contributo nonché per la verifica dello svolgimento dell’attività di vendita per un periodo minimo di tre anni a pena di revoca del medesimo contributo.

Rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno per attesa asilo soggetto a imposta di bollo


Il Ministero dell’interno ha confermato l’obbligo di apporre la marca da bollo di € 16,00 per le istanze di rilascio del permesso di soggiorno per attesa asilo (Ministero Interno – circolare n. 12693/2019).

A fronte delle numerosi richieste di chiarimenti in ordine all’esigibilità dell’imposta di bollo per la presentazione della richiesta di rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno per richiesta asilo, che, come noto, viene rilasciato al richiedente la protezione internazionale, il Ministero dell’Interno ha ribadito la cogenza del principio di carattere generale che impone l’obbligo del bollo per tutte le istanze dirette alla Pubblica amministrazione, nella misura di Euro 16,00, ivi comprese le istanze presentate per l’ottenimento di un provvedimento di riconoscimento dello status di rifugiato o di quello di protezione sussidiaria, la cui ricevuta attestante la presentazione costituisce permesso di soggiorno provvisorio.

Visto di conformità: esonero


L’Agenzia delle entrate con la risposta 11 ottobre 2019, n. 411 ribadisce che il visto di conformità non è apposto su singole voci della dichiarazione ma in relazione alla totalità dei dati esposti nel modello dal quale emerge il credito che si intende utilizzare in compensazione “orizzontale” oltre le soglie normativamente fissate.

Se successivamente allo scomputo delle ritenute dalle imposte dovute dal singolo socio, associato o partecipante si determina un’eccedenza di IRPEF a credito, qualora la stessa sia utilizzata in compensazione, è necessario richiedere l’apposizione del visto di conformità e ciò a prescindere dal fatto che la società, l’associazione o l’impresa non sia tenuta all’apposizione del visto di conformità in relazione alla propria dichiarazione (perché beneficia, ad esempio, di una clausola normativa di esonero).
Nel caso esaminato dall’Aministrazione finanziara, l’istante fa presente di essere socio di una società artigiana che per il periodo d’imposta 2018, ha conseguito un punteggio pari a 8,56 a seguito dell’applicazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale (c.d. ISA) e che beneficia, tra l’altro, dell’esonero dall’apposizione del visto di conformità ” per la compensazione di crediti per un importo non superiore a 50.000 euro annui relativamente all’imposta sul valore aggiunto e per un importo non superiore a 20.000 euro annui relativamente alle imposte dirette e all’imposta regionale sulle attività produttive”. Poiché la suddetta società gli trasferisce un credito da indicare nel quadro RH del proprio modello REDDITI PF 2019, l’istante chiede di conoscere se sia tenuto ad apporre su quest’ultimo il visto di conformità qualora intenda compensare l’eccedenza IRPEF 2018.
Per il Fisco, in virtù di quanto sopra esposto, l’istante è tenuto a richiedere il visto di conformità relativamente al modello REDDITI PF 2019 se, scomputate le ritenute dall’imposta netta sul proprio reddito complessivo, emerga un credito IRPEF che lo stesso intende compensare “orizzontalmente” per un importo superiore a 5.000 euro annui.


Carta carburante ai dipendenti per rifornimenti personali: certificazione corrispettivi

La procedura cd. “netting” per i rifornimenti di carburante tramite un’apposita “carta aziendale” può essere adoperata anche nei confronti dei dipendenti del gruppo societario per uso personale. In tal caso, il datore di lavoro addebita i corrispettivi relativi ai rifornimenti nel cedolino paga, annotandoli in un registro dei corrispettivi appositamente istituito oppure tramite memorizzazione elettronica e trasmissione telematica al Fisco (Agenzia delle Entrate – Risposta a interpello n. 412 del 2019)

La pratica commerciale cosiddetta di “netting” consiste nella stipula di un contratto di somministrazione fra il gestore (distributore di carburante) e la propria compagnia petrolifera per i rifornimenti di carburante effettuati dal gestore direttamente all’utente, il quale utilizza per il pagamento apposite “carte aziendali”; i rifornimenti sono fatturati al medesimo utente del veicolo rifornito dalla compagnia petrolifera alla quale il gestore provvede a rifatturare l’operazione effettuata nei confronti del cliente.
Generalmente, tale pratica commerciale è caratterizzata dal coinvolgimento, a diverso titolo, di soggetti passivi IVA.
È possibile, tuttavia, attivare legittimamente la medesima procedura nei confronti di dipendenti del proprio gruppo societario che:
– ne facciano richiesta, attraverso la sottoscrizione di un apposito contratto di somministrazione di carburanti, per l’utilizzo personale al di fuori dell’esercizio di imprese, arti e professioni (nei rapporti c.d. “business to consumer”, B2C);
– rilascino alle rispettive società di appartenenza apposita autorizzazione a trattenere dal cedolino paga i corrispettivi dovuti per i rifornimenti di carburante effettuati con l’utilizzo della carta aziendale (importi che le società di appartenenza, ove diverse dalla titolare del contratto, riversano alla stessa).
In tal caso, tenuto conto dell’attuale normativa, ai fini della certificazione delle cessioni di carburante occorre distinguere il rapporto gestore / azienda (datore di lavoro) da quello azienda (datore di lavoro) / dipendenti.
Nel primo (gestore / azienda), i rifornimenti effettuati ai dipendenti attraverso l’utilizzo della “carta carburante” devono essere annotati dal gestore dell’impianto nel registro IVA dei corrispettivi e, quindi, documentati con fattura elettronica tramite SdI nei confronti dell’azienda, osservando le regole generali riguardo ai tempi e alle modalità di emissione della fatture. In particolare, è ammessa l’emissione della fattura da parte dell’azienda (datore di lavoro) o da un terzo per conto del gestore dell’impianto.
Nel secondo (azienda / dipendenti) l’azienda annota nel registro IVA dei corrispettivi gli importi relativi ai carburanti per autotrazione somministrati ai dipendenti del gruppo societario (in alternativa, non essendo previsto l’obbligo in base alla normativa attuale, è possibile optare volontariamente per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate, facendo venir meno gli obblighi di annotazione nel predetto registro IVA). Ai fini dell’esigibilità dell’IVA, l’annotazione dei corrispettivi deve essere fatta con la stessa data valuta della trattenuta a carico dei propri dipendenti o del riversamento da parte delle società del gruppo relativamente ai dipendenti di queste ultime.

Cabine per il lido agevolate con superammortamento

Via libera dell’Agenzia delle Entrate all’applicazione del superammortamento in relazione all’acquisto di cabine in legno amovibili per l’allestimento stagionale dello stabilimento balneare (Risposta a interpello 09 ottobre 2019, n. 404)

IL CASO


La società, titolare di attività stagionale di stabilimento balneare, ha acquistato nel 2018 cabine balneari in legno, costituite con tetto tipo a capanna, senza pavimentazione, con ferramenta di montaggio inox e serratura porta con chiave, che al termine di ogni stagione balneare rimuove in regione della licenza stagionale (cabine balneari amovibili).
Si chiede se il tipo di investimento possa fruire dell’agevolazione cd. “superammortamento”.

PARERE DEL FISCO


Al fine di incentivare gli investimenti in beni strumentali nuovi da parte di imprese e professionisti è stata introdotta l’agevolazione cd. “superammortamento”, che consente di maggiorare il costo di acquisizione dei beni acquistati, ai fini delle imposte sui redditi e con esclusivo riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di leasing che concorrono alla formazione del reddito d’impresa o di lavoro autonomo.
In particolare per gli investimenti in beni materiali strumentali nuovi effettuati dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2018 o, a certe condizioni, entro il 30 giugno 2019 si applica la maggiorazione del 30 per cento.
Il beneficio, dunque, è riconosciuto in relazione agli investimenti in beni:
– materiali;
– nuovi;
– caratterizzati da strumentalità rispetto all’attività esercitata dall’impresa beneficiaria.


In ogni caso sono esclusi dall’agevolazione gli investimenti in:
– beni materiali strumentali per i quali sono previsti coefficienti di ammortamento inferiori al 6,5 per cento;
– fabbricati e costruzioni;
– autoveicoli e motoveicoli (dal 1° gennaio 2017).


Nel caso oggetto di interpello gli investimenti rispondono senza dubbio al requisito della strumentalità rispetto all’attività e, sulla base dei coefficienti di ammortamento applicabili (Gruppo XVII – Industrie dell’energia elettrica del gas e dell’acqua – Specie 4a della tabella allegata al D.M. 31 dicembre 1988):
– per gli stabilimenti in muratura si applica la percentuale di ammortamento del 6%;
– per gli stabilimenti in muratura si applica la percentuale di ammortamento del 20%.
In conclusione, qualora le cabine non siano annoverabili, a tutti gli effetti, tra le “costruzioni” e proprio in considerazione di ciò non siano considerate nella determinazione della stima catastale attribuita allo stabilimento balneare, ferma restando la sussistenza degli altri requisiti, deve ritenersi fruibile l’agevolazione “superammortamento”.

Adozioni internazionali: se c’è “accordo” deducibili le spese degli incontri post adottivi


Deducibili le spese relative agli incontri post adottivi per la verifica del corretto inserimento del minore, se in base all’accordo stipulato con il paese origine del minore, i genitori adottivi sono tenuti a consentire le verifiche post adozione, in quanto adempimenti necessari per l’espletamento della procedura di adozione (Agenzia Entrate – risoluzione 09 ottobre 2019, n. 85/E).

Con specifico riguardo alla spese relative agli incontri post adottivi per la verifica del corretto inserimento del minore, inizialmente, l’Agenzia delle Entrate aveva chiarito che non sono deducibili le spese sostenute per i “reports post adottivi”, ovverosia quelle connesse alle relazioni e agli incontri successivi al provvedimento di adozione, emesso dall’autorità straniera o alla pronuncia di adozione da parte del Tribunale per i minorenni. Ciò in quanto gli stessi rappresentano un onere per i genitori adottivi rientrante nel generico dovere di mantenere, istruire ed educare i figli a fronte del quale l’ordinamento tributario riconosce la detrazione per carichi di famiglia.
Va rilevato però che, nell’ambito della procedura di adozione internazionale, taluni Paesi di origine dei minori richiedono, in base alla legislazione interna, nonché in applicazione di accordi bilaterali o protocolli di intesa con lo Stato Italiano in materia di adozioni internazionali, l’elaborazione di relazioni periodiche sulle condizioni del minore adottato e sul livello di integrazione nella nuova famiglia, anche dopo l’acquisizione dello status di genitore.
Dai predetti accordi internazionali deriva, in particolare, l’impegno a trasmettere, per il tramite degli enti autorizzati o delle autorità centrali, al Paese di origine del minore, informazioni sull’inserimento del bambino nel nuovo contesto familiare e sociale, periodicamente e secondo le scadenze indicate nei citati accordi.
Per adempiere tale obbligo, gli enti autorizzati acquisiscono dagli adottanti un’apposita dichiarazione che li impegna, per l’intero arco di tempo previsto dall’accordo internazionale con il Paese estero da cui proviene il bambino, a fornire agli enti stessi le notizie necessarie per predisporre tali relazioni.
In considerazione di tale circostanza, l’Agenzia delle Entrate ha cambiato orientamento, ricomprendendo dette spese tra quelle ammesse alla deduzione, alla stregua di ogni altre spesa documentata finalizzata all’adozione del minore atteso che, sulla base della normativa sopra delineata, le predette verifiche costituiscono, in sostanza, un adempimento strettamente correlato alla procedura di adozione internazionale come, peraltro, evidenziato anche dall’Istante.
Pertanto, solo qualora sulla base dell’accordo stipulato con il Paese di origine del minore, i genitori adottivi siano tenuti a consentire le verifiche post adozione, sono deducibili le spese relative alle predette verifiche, in quanto adempimenti necessari per l’espletamento della procedura di adozione.


Il Fisco risponde sui distributori automatici senza raccolta di denaro


Le cessioni effettuate fino al 31 dicembre 2019 dall’esercente attività di commercio al minuto, tramite distributori automatici senza raccolta di denaro, sono correttamente certificate con l’emissione della ricevuta fiscale e l’annotazione nel registro dei corrispettivi. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 11 ottobre 2019, n. 413).

L’istante è rivenditore autorizzato di distributori automatici, generalmente posizionati in comodato d’uso all’interno di palestre, centri fitness e simili, che funzionano tramite una scheda che, una volta attivata dal cliente, permette di acquistare con le seguenti formule: piano a ricarica e abbonamento.
Posto che il distributore non consente l’incasso di denaro, i piani di ricarica e gli abbonamenti vengono acquistati direttamente alla reception della palestra, che incassa le somme per conto dell’istante e comunica al cliente che la ricevuta di pagamento gli verrà recapitata per posta elettronica dall’istante, tramite proprio software.
Alla fine della giornata, l’istante controlla le transazioni intervenute per tutti i distributori concessi in comodato d’uso ed annota il totale nel registro dei corrispettivi.
Alla fine del mese, in base alla rendicontazione di tutte le palestre, l’istante comunica a ciascuna di esse l’importo che dovranno bonificargli (corrispondente agli incassi effettuati per suo conto), nonché l’importo che dovranno fatturare nei suoi confronti (corrispondente alla provvigione sulle vendite).
Considerata la diversità dei propri distributori rispetto a quelli tradizionali, incasso esclusivamente tramite reception per i primi, inserendo il denaro o la chiavetta per i secondi, – l’istante chiede quali siano gli adempimenti da porre in essere.
Per il Fisco la fattispecie in questione non ricadrebbe negli obblighi di memorizzazione e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi ex articolo 2, comma 2, del D.Lgs. n.127 del 2015, con la conseguenza che, fino al 31 dicembre 2019, le cessioni effettuate dall’istante sono correttamente certificate con l’emissione della ricevuta fiscale e l’annotazione nel registro dei corrispettivi.
In ogni caso, a decorrere dal 1° gennaio 2020, la certificazione dei corrispettivi per le operazioni di commercio al minuto e attività assimilate è perseguita attraverso la trasmissione telematica ex articolo 2, comma 1, del D.Lgs. n. 127 del 2015, che è sostitutiva – oltre che della registrazione di cui al citato articolo 24 del D.P.R. n. 633 del 1972 – anche degli obblighi di certificazione fiscale di cui all’articolo 12, comma 1, della legge 30 dicembre 1991, n. 413, e al decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1996, n. 696.

Agenzia Entrate-Riscossione: cambia il bollettino di pagamento


Nelle cartelle dell’Agenzia delle Entrate Riscossione sbarca pagoPa, il nuovo modulo di pagamento che gradualmente sostituirà il bollettino RAV (Agenzia Entrate Riscossione – comunicato 08 ottobre 2019).

L’adozione del modulo di pagamento pagoPA rappresenta un ulteriore passo in avanti nell’ambito del percorso di innovazione intrapreso dall’Agenzia delle entrate-Riscossione per offrire servizi sempre più accessibili, tempestivi e facili da utilizzare. Infatti, il nuovo modulo permette di trovare rapidamente le informazioni di cui il contribuente ha bisogno, di aggiornare l’importo dovuto alla data del versamento e include il QR code per pagare facilmente anche attraverso lo smartphone.
Non cambiano le modalità di pagamento, si può pagare online oppure presso Poste, banche, tabaccherie e tutti gli altri canali aderenti al nodo pagoPa, portando con sé il modulo di pagamento inserito in cartella.
Il nuovo modulo di pagamento pagoPA che Agenzia delle entrate-Riscossione sta inviando insieme alle cartelle è facilmente riconoscibile dal logo “pagoPA” e contiene due sezioni da utilizzare alternativamente in base al canale di pagamento scelto: una per “Banche e altri canali”, con un QR code e un codice CBILL, e una per i pagamenti presso “Poste Italiane” caratterizzato dal riquadro Data Matrix.
Il modulo è stampato in modalità fronte/retro utilizzabile sia per il pagamento in unica soluzione sia per il versamento in più rate in base allo specifico documento a cui sarà allegato (cartella, rateizzazione). Nulla invece cambia per i contribuenti che possono continuare ad utilizzare i canali di pagamento fisici e telematici attualmente abilitati (sito, app, banche, poste, tabaccai, ricevitorie, bancomat, sportelli) versando l’importo dovuto con carta di credito o di debito, addebito in conto corrente o con le altre modalità previste.


I bollettini RAV collegati a comunicazioni già inviate (ad esempio per la “rottamazione-ter” delle cartelle) potranno continuare a essere utilizzati per il pagamento. Lo stesso vale per quelle comunicazioni che verranno ancora inviate con i Rav fintanto che non si concluderà la fase di passaggio a pagoPA.

Bike sharing: si alla certificazione IVA


Il servizio di bike sharing deve essere certificato mediante scontrino o ricevuta fiscale, ovvero dal 2020 mediante memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi ed emissione del documento commerciale (Agenzia Entrate – risposta 08 ottobre 2019, n. 396).

Il servizio di bike sharing non è riconducibile tra i servizi elettronici resi a committenti che agiscono al di fuori dell’esercizio d’impresa, arte o professione, per i quali è previsto l’esonero da qualunque obbligo di certificazione ai fini IVA.


E’ invece riconducibile alla locazione onerosa di cosa mobile cui si sommano “gli ulteriori servizi di manutenzione, collegamenti telematici, gestione dei parchi biciclette ecc.”, realizzando di fatto un “servizio complesso”, da assoggettare a IVA al 22%.


Ne deriva, quindi, l’onere di certificare il servizio di bike sharing mediante scontrino o ricevuta fiscale, ovvero a partire dal 2020 mediante memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi ed emissione del documento commerciale.

Applicazione del regime forfetario alla terapista-educatrice


Per il Fisco non si ravvisano artificiose trasformazioni di attività di lavoro dipendente in attività di lavoro autonomo nei confronti del medesimo datore di lavoro (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 09 ottobre 2019, n. 401)

Nell’istanza esaminata dall’Amministrazione finanziaria, la contribuente dichiara di aver aderito al regime forfettario di cui alla legge 23 dicembre 2014, n. 190, come modificata dall’articolo 1, commi da 9 a 11, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (Legge di bilancio 2019) e chiede un parere in merito all’applicabilità nei suoi confronti della causa ostativa prevista dall’articolo 1, comma 57, lettera d- bis) della citata Legge n. 190 del 2014.
Nel dettaglio la contribuente ha conseguito la laurea di primo livello in terapia della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, per lo svolgimento della professione di terapista in tale area scientifico-sanitaria. Dopo l’ottenimento del titolo, la contribuente ha iniziato parallelamente due attività lavorative: da un lato, in qualità di dipendente di una Cooperativa, ha svolto attività educative e di mediazione della relazione presso alcuni istituti scolastici dell’infanzia, primari e secondari. In particolare, l’istante dichiara di aver curato l’organizzazione e la gestione di progetti educativi personalizzati, fornendo attività di sostegno in favore di bambini con disturbi neuroevolutivi e dell’apprendimento. Dall’altro, in qualità di libera professionista, ha svolto prestazioni domiciliari di riabilitazione neuropsicomotoria per alcuni minori affetti da disturbi dello spettro autistico, attraverso l’applicazione della terapia comportamentale “ABA”, riconosciuta dalle Linee Guida nazionali per il trattamento dell’autismo.
Alla luce di quanto rappresentato dall’istante, non si ravvisano per il Fisco artificiose trasformazioni di attività di lavoro dipendente in attività di lavoro autonomo nei confronti del medesimo datore di lavoro; invero, nel caso in esame un’attività di lavoro autonomo svolta nei confronti di soggetti privati e a loro carico continua ad essere svolta sempre nei confronti di soggetti privati, ma a carico dell’ente pubblico per il tramite della cooperativa, datrice di lavoro dell’istante. Pertanto, si ritiene che l’istante possa applicare il regime forfetario di cui all’articolo 1 della legge n. 190 del 2014, ferma restando la sussistenza degli ulteriori requisiti previsti dalle vigenti disposizioni normative.
È appena il caso di precisare che, qualora la contribuente dovesse svolgere a favore della cooperativa un’attività effettivamente riconducibile, ai fini fiscali, a un rapporto di lavoro da cui ritrarre reddito di lavoro dipendente o assimilato a quello di lavoro dipendente, la stessa non potrebbe in ogni caso applicare il regime forfetario in esame già a decorrere dal 2019 in relazione ai predetti redditi.