Imprenditori agricoli: nuove agevolazioni dal 2020


La Legge di bilancio 2020 ha introdotto nuove agevolazioni per gli imprenditori agricoli, tra cui l’istituzione di un apposito Fondo per gli investimenti innovativi, la proroga dell’esclusione dei redditi agrari e dominicali dalla base imponibile Irpef e modalità di calcolo del reddito derivante dalle attività commerciali florovivaistici (art. 1, co. 123, 183 e 225, L. n. 160/2019).

La prima novità introdotta mira a favorire gli investimenti in beni strumentali nuovi da parte delle imprese agricole. In tal senso, nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico è stato istituito un apposito Fondo per gli investimenti innovativi delle imprese agricole, con la dotazione di 5 milioni di euro per l’anno 2020 che costituisce limite massimo di spesa.


Il secondo intervento riguarda la proroga dell’esclusione dei redditi agrari e dominicali dalla base imponibile Irpef. In tal senso, anche per il 2020 i redditi dominicali e agrari non concorrono alla formazione della base imponibile ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola. Per l’anno 2021, invece, i redditi dominicali e agrari dei medesimi soggetti, concorrono alla formazione della base imponibile ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche nella misura del 50%.


Riguardo agli imprenditori agricoli florovivaistici, per le attività dirette alla commercializzazione di piante vive e prodotti della floricoltura acquistate da imprenditori agricoli florovivaistici, nei limiti del 10% del volume di affari, da altri imprenditori agricoli florovivaistici, il reddito è determinato applicando all’ammontare dei corrispettivi delle operazioni registrate o soggette a registrazione agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto il coefficiente di redditività del 5%.

Cambia il “credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo”


Dal 2020 l’attuale disciplina del credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo cede il posto alla nuova misura introdotta dalla Legge di bilancio 2020, ovvero, al “credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo, in transizione ecologica, in innovazione tecnologica 4.0 e in altre attività innovative” (art. 1, co. 198 -209, L. n. 160/2019).

Il nuovo credito d’imposta spetta a tutte le imprese residenti in Italia, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, che effettuano investimenti in una delle attività ammissibili:
– ricerca industriale e sviluppo sperimentale in campo scientifico o tecnologico;
– innovazione tecnologica finalizzata alla realizzazione di prodotti o processi di produzione nuovi o sostanzialmente migliorati;
– design e ideazione estetica svolte dalle imprese operanti nei settori tessile e della moda, calzaturiero, dell’occhialeria, orafo, del mobile e dell’arredo e della ceramica, per la concezione e realizzazione dei nuovi prodotti e campionari.


La misura del credito d’imposta è differenziata per ogni tipologia di attività ammissibile:
– per le attività di ricerca e sviluppo, il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 12% per cento della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti per le stesse spese ammissibili, nel limite massimo di 3 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a dodici mesi;
– per le attività di innovazione tecnologica, design e ideazione estetica, il credito d’imposta è riconosciuto, in misura pari al 6% della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti sulle stesse spese ammissibili, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a dodici mesi;
– per le attività di innovazione tecnologica finalizzate alla realizzazione di prodotti o processi di produzione nuovi o sostanzialmente migliorati per il raggiungimento di un obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0, il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 10% della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti sulle stesse spese ammissibili, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a dodici mesi.


Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, in tre quote annuali di pari importo, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di maturazione, subordinatamente all’avvenuto adempimento degli obblighi di certificazione.

PMI: bonus fiere internazionali

Al fine di migliorare il livello e la qualità di internazionalizzazione delle PMI italiane, la Legge di Bilancio 2020 ha prorogato il credito d’imposta per le spese sostenute per la partecipazione a fiere internazionali (art. 1, co. 300 L. n. 300/2019)

Alle imprese esistenti alla data del 1° gennaio 2019 è riconosciuto anche per il periodo d’imposta 2020 (già previsto per il 2019) un credito d’imposta nella misura del 30 per cento delle spese di partecipazione a manifestazioni fieristiche internazionali di settore che si svolgono in Italia o all’estero, fino ad un massimo di 60.000 euro.
Il credito d’imposta è riconosciuto fino all’esaurimento dell’importo massimo di 10 milioni di euro per l’anno 2020 e di 5 milioni di euro per l’anno 2021.
Il credito d’imposta, in particolare, è riconosciuto per le spese di partecipazione a manifestazioni fieristiche internazionali di settore che si svolgono in Italia o all’estero, relativamente alle spese per l’affitto degli spazi espositivi; per l’allestimento dei medesimi spazi; per le attività pubblicitarie, di promozione e di comunicazione, connesse alla partecipazione.
Il beneficio è riconosciuto nel rispetto delle condizioni e dei limiti della normativa europea in materia di aiuti de minimis.
Il credito d’imposta spettante può essere utilizzato esclusivamente in compensazione tramite modello di pagamento unificato F24 telematico.
Con successivo decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, saranno stabilite le disposizioni attuative, con riferimento a:
a) le tipologie di spese ammesse al beneficio;
b) le procedure per l’ammissione al beneficio, che avviene secondo l’ordine cronologico di presentazione delle relative domande;
c) l’elenco delle manifestazioni fieristiche internazionali di settore, che si svolgono in Italia o all’estero, per cui è ammesso il credito di imposta;
d) le procedure di recupero nei casi di utilizzo illegittimo dei crediti d’imposta.

Il Fisco risponde sulle detrazioni per gli immobili con misure antisismiche


L’Agenzia delle entrate con la risposta 16 gennaio 2020, n. 5 fornisce chiarimenti sulla detrazione spettante agli acquirenti delle unità immobiliari vendute da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare che abbiano realizzato interventi relativi all’adozione di misure antisismiche

La detrazione, spettante agli acquirenti delle unità immobiliari vendute da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare che abbiano realizzato interventi relativi all’adozione di misure antisismiche mediante interventi di demolizione e ricostruzione di interi edifici, anche con variazione volumetrica rispetto all’edificio preesistente, ove le norme urbanistiche vigenti lo consentano, dai quali derivi una riduzione del rischio sismico che determini il passaggio ad una o a due classi di rischio inferiore, è disciplinata dall’articolo 16, comma 1-septies del decreto legge 4 giugno 2013, n. 63.
Ai fini della detrazione, gli edifici oggetto dell’intervento di riduzione del rischio sismico devono essere ubicati in comuni ricadenti nelle zone sismiche 1, 2 e 3 e le imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare devono provvedere, entro diciotto mesi dalla data di conclusione dei lavori, alla successiva alienazione dell’immobile.
La detrazione è pari al 75 o all’85 per cento (a seconda che l’intervento di demolizione e ricostruzione determini il passaggio ad una o a due classi di rischio sismico inferiore) del prezzo della singola unità immobiliare, risultante nell’atto pubblico di compravendita e, comunque, calcolata entro un ammontare massimo di spesa pari a 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare.
Gli acquirenti delle unità immobiliari, inoltre, possono optare, in luogo della detrazione, per la cessione del corrispondente credito alle imprese che hanno effettuatogli interventi ovvero ad altri soggetti privati, con la facoltà di successiva cessione del credito. La cessione non può essere effettuata a istituti di credito e intermediari finanziari.
I contribuenti beneficiari delle detrazioni per gli interventi di riduzione del rischio sismico potevano, per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2019, optare per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi.
Dal 1° gennaio 2020, tuttavia, la disposizione appena citata non è più vigente, a seguito dell’abrogazione dell’articolo 10, comma 2 del decreto legge 30 aprile 2019, n. 34 (che ha introdotto il citato comma 1-octies nell’articolo 16 del decreto legge n. 63 del 2013) ad opera dell’articolo 1, comma 176 della legge 27dicembre 2019, n. 160 (legge Bilancio 2020).
Nella fattispecie esaminata dal Fisco la società istante che svolge prevalentemente la seguente attività: “servizi forniti da revisori contabili – codice ATECO ZZZ” dichiara di voler realizzare “unità immobiliari risultanti da demolizione e ricostruzione di preesistenti edifici, per il tramite di una costituenda partecipata di cui deterrà una quota probabilmente maggioritaria. L’intervento edilizio, tra fase progettuale e realizzativa, avrà una durata di circa un anno e mezzo. In questo lasso di tempo saranno stipulati dei preliminari notarili in cui verrà dato conto che le costruende unità immobiliari avranno tutti i requisiti per beneficiare della detrazione in commento, considerato che sarà già stato redatto il progetto attestante la tipologia dell’intervento e il miglioramento sismico ottenibile. Alla sottoscrizione del preliminare e anche successivamente i promissari acquirenti verseranno caparre ed acconti.
Al riguardo, l’Amministrazione finanziaria con la risposta in oggetto fornisce i seguenti chiarimenti:
1. La qualificazione di un’opera edilizia (quale risultante dal futuro titolo amministrativo di autorizzazione dei lavori) spetta, in ultima analisi, al Comune o ad altro ente territoriale, in qualità di organo competente in tema di classificazioni urbanistiche e presuppone valutazioni di natura tecnica che esulano dalle competenze dell’Agenzia delle entrate.
Nel merito occorre, tuttavia, evidenziare che la disposizione normativa di cui articolo 16, comma 1-septies del citato decreto legge n. 63 del 2013, prevede per gli acquirenti la possibilità di fruire della detrazione anche per gli interventi realizzati dall’impresa di costruzione “mediante demolizione e ricostruzione di interi edifici, allo scopo di ridurne il rischio sismico, anche con variazione volumetrica rispetto all’edificio preesistente”.
La disposizione, pertanto, si applica anche nell’ipotesi in cui la demolizione e ricostruzione dell’edificio abbia determinato un aumento volumetrico rispetto a quello preesistente, sempreché le disposizioni normative urbanistiche in vigore permettano tale variazione.
2. È possibile beneficiare della detrazione anche con riferimento ad eventuali importi versati in acconto, a condizione, tuttavia, che il preliminare di vendita dell’immobile sia registrato entro la data di presentazione della dichiarazione dei redditi nella quale si intende fruire della detrazione.
Al riguardo si ricorda altresì che è necessario che si realizzi anche il presupposto costituito dell’ultimazione dei lavori riguardanti l’intero fabbricato.
Pertanto, la detrazione potrà essere fruita dall’acquirente solo dall’anno di imposta in cui detti lavori siano stati ultimati.


Ciò considerato, se a ultimazione dei lavori, gli acconti sono pagati in un anno diverso da quello in cui è stipulato il rogito, il contribuente ha la possibilità di far valere la detrazione degli importi versati in acconto o nel periodo di imposta in cui questi sono stati pagati o nel periodo di imposta in cui ha stipulato il rogito.
3. Anche nell’ipotesi di acquisto di unità immobiliari oggetto dell’interpello non è necessario, ai fini della detrazione, l’effettuazione da parte dell’acquirente di un pagamento con bonifico bancario o postale.
4.In ordine alla possibilità di applicare anche alla fattispecie della vendita di immobili, oggetto della presente istanza di interpello, la disposizione in base alle quali il soggetto avente diritto alle detrazioni può optare, alternativamente, in luogo dell’utilizzo diretto delle stesse, per la cessione del corrispondente credito ai fornitori o ad altri soggetti privati ovvero per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e a quest’ultimo rimborsato sotto forma di credito d’imposta, si fa presente che, come già precisato, dal 1° gennaio 2020, l’articolo 1, comma 176 della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge Bilancio 2020) ha abrogato l’articolo 10, comma 2 del decreto legge 30 aprile 2019, n. 34 che ha introdotto il citato comma 1-octies nell’articolo 16 del decreto legge n. 63 del 2013.
Pertanto, a decorrere dal 2020 sarà possibile eventualmente avvalersi solo della cessione del credito, da comunicare all’Agenzia delle entrate utilizzandole funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate o, in alternativa, il modello specifico e più precisamente facendo riferimento agli interventi di cui alla casella n. 15 denominata”Demolizione e ricostruzione intero immobile sito in un comune ricadente in zona a rischio sismico 1, 2 e 3 (passaggio a una classe di rischio inferiore)” e alla casella n. 16 denominata “Demolizione e ricostruzione intero immobile sito in un comune ricadente in zona a rischio sismico 1, 2 e 3 (passaggio a due classi di rischio inferiori)”.


5. La cessione del credito corrispondente alla detrazione può essere effettuata nei confronti dell’impresa costruttrice ovvero di altri soggetti privati, con la facoltà di successiva cessione del credito. Ne consegue che non sussistono ostacoli alla cedibilità, successiva alla prima, del credito in esame alla società istante o alle persone fisiche che dovessero entrare a far parte della compagine societaria della newco, nel momento in cui i richiamati soggetti dovessero acquisire la partecipazione descritta nella newco.

Spese veterinarie, come calcolare la detrazione dal 2020


Dal 2020 sono in vigore le nuove regole sul calcolo delle detrazioni ed è stata elevato a 500 euro l’importo massimo detraibile delle spese veterinarie (art. 1, co. 361, L. n. 160/2019).

A decorrere dal 1° gennaio 2020, le spese veterinarie sostenute per gli animali legalmente detenuti a scopo di compagnia e pratica sportiva, con esclusione di quelli da allevamento, riproduzione, destinati al consumo alimentare, sono detraibili dall’imposta lorda calcolata ai fini IRPEF nella misura del 19% fino all’importo di euro 500,00 limitatamente alla parte che eccede euro 129,11. Il limite di detraibilità è unico per tutte le spese veterinarie sostenute, indipendentemente dal numero di animali posseduti.


Inoltre, sempre da quest’anno, la detrazione spetta a condizione che l’onere sia sostenuto con pagamenti tracciati (versamento bancario o postale, carte di debito, di credito e prepagate, assegni bancari e circolari ovvero mediante altri sistemi di pagamento). Sempre dal 2020, la detrazione spetta:
– per l’intero importo qualora il reddito complessivo non ecceda 120.000 euro;
– per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 240.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 120.000 euro, qualora il reddito complessivo sia superiore a 120.000 euro.


La detrazione non spetta invece se il reddito complessivo supera i 240.000 euro. Ai fini del computo, il reddito complessivo deve essere assunto al netto del reddito dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e di quello delle relative pertinenze.

Più conveniente la cedolare secca sugli affitti a canone concordato

La Legge di Bilancio 2020 ha ridotto al 10 per cento l’aliquota della cedolare secca sugli affitti applicabile in caso di contratti a canone concordato (art. 1, co. 6, L. n. 160/2019)

A decorrere dal 1° gennaio 2020 l’aliquota applicabile per la cedolare secca sugli affitti dei contratti a canone concordato scende dal 15 al 10 per cento.
In alternativa facoltativa rispetto al regime ordinario vigente per la tassazione del reddito fondiario ai fini IRPEF, il proprietario o il titolare di diritto reale di godimento di unità immobiliari abitative locate ad uso abitativo può optare per il regime della “cedolare secca”.
In tal caso, il canone di locazione relativo ai contratti aventi ad oggetto immobili ad uso abitativo e le relative pertinenze locate congiuntamente all’abitazione, è assoggettato ad un’imposta, operata nella forma della cedolare secca, sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle relative addizionali, nonché delle imposte di registro e di bollo sul contratto di locazione; la cedolare secca sostituisce anche le imposte di registro e di bollo sulla risoluzione e sulle proroghe del contratto di locazione.
In base al regime della cedolare secca, sul canone di locazione annuo stabilito dalle parti l’imposta è applicata nella misura del 21 per cento. La cedolare secca può essere applicata anche ai contratti di locazione per i quali non sussiste l’obbligo di registrazione.


Per i contratti stipulati secondo le disposizioni di cui agli articoli 2, comma 3, e 8 della legge 9 dicembre 1998, n. 431, relativi ad abitazioni ubicate nei comuni di cui all’articolo 1, comma 1, lettere a) e b), del decreto-legge 30 dicembre 1988, n. 551, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 1989, n. 61, e negli altri comuni ad alta tensione abitativa individuati dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (cd. “contratti a canone concordato”) l’aliquota della cedolare secca si applica nella misura del 10 per cento.

Imposte e tasse: rimborsi mediante procedure automatizzate


Il MEF individua le imposte e le tasse da rimborsare mediante procedure automatizzate e determina le relative modalità di esecuzione. (DM 22 novembre 2019 in GU n.11 del 15-1-2020)

Le disposizioni del presente decreto hanno effetto per gli elenchi di rimborsi emessi a decorrere dal 1° gennaio 2020.


L’Agenzia delle entrate mediante procedure automatizzate dispone i rimborsi di tasse e imposte dirette e indirette, di propria competenza, risultanti dalla liquidazione delle dichiarazioni e delle istanze, sulla base di liste contenenti, per ciascun periodo e tipo d’imposta, in corrispondenza del singolo nominativo, le generalità dell’avente diritto, il numero di protocollo della dichiarazione o dell’istanza dalla quale scaturisce il rimborso e l’ammontare dell’imposta da rimborsare.
Sono fatte salve le diverse modalità di rimborso previste da specifiche norme.
Il pagamento dei rimborsi avviene mediante bonifico su conto corrente bancario o postale.
Il beneficiario comunica all’Agenzia delle entrate le coordinate del conto corrente, bancario o postale, nonché le relative variazioni, da utilizzare per tutti i rimborsi da pagare al beneficiario medesimo.
Sono valide le comunicazioni delle coordinate del conto corrente, bancario o postale, inviate prima dell’entrata in vigore del presente decreto.
In caso di mancata comunicazione delle coordinate bancarie o postali, l’erogazione dei rimborsi alle persone fisiche avviene tramite titoli di credito a copertura garantita emessi da Poste Italiane S.p.a.
In caso di pagamento non andato a buon fine, l’Agenzia delle entrate ne dà comunicazione al beneficiario indicando le relative cause.


Disponibili i nuovi modelli 730, 770, CU e IVA 2020


Sul sito dell’Agenzia delle Entrate sono disponibili in versione definitiva i modelli e le istruzioni 730, Certificazione unica, Iva e 770 per il 2020 (Agenzia Entrate – provvedimenti del 15 gennaio 2020, nn. 8963, 8938, 8945, 8932).

Dopo la pubblicazione delle bozze, sono disponibili, in versione definitiva, i modelli 730, Certificazione unica, Iva e 770 per il 2020, con le relative istruzioni per la compilazione. Ecco le principali novità:
– nella Certificazione Unica 2020 trovano spazio campi appositi per l’indicazione dei premi di risultato relativi agli anni precedenti e per indicare la nuova forma di detassazione del Trattamento di fine servizio;
– nel modello 770/2020, viene inserito un nuovo rigo nel quadro ST per l’intermediario non residente e vengono aggiornate le istruzioni del quadro SK per semplificare l’esposizione dei dati in caso di tassazione degli utili maturati in anni diversi e per la compilazione della Certificazione degli utili e dei proventi equiparati (CUPE);
– nel modello Iva/2020 è stata inserita una nuova casella per l’esonero dall’apposizione del visto di conformità e sono stati inseriti due nuovi quadri: il VP, riservato ai contribuenti che intendono comunicare in sede di presentazione della dichiarazione annuale i dati contabili riepilogativi delle liquidazioni periodiche relative al quarto trimestre, e il VQ, riservato ai contribuenti che intendono determinare il credito maturato in seguito a versamenti di Iva periodica non spontanei (comunicazioni d’irregolarità o notifica di cartelle di pagamento riguardanti le comunicazioni delle liquidazioni periodiche);
– il modello 730/2020 potrà essere utilizzato anche dagli eredi per effettuare la dichiarazione dei redditi del contribuente deceduto nel periodo compreso fra il 2019 e il 23 luglio 2020. Entrano inoltre nel 730 lo sport bonus, il credito d’imposta per la bonifica ambientale e la detrazione del 50% per le spese di realizzazione di colonnine per la ricarica di auto elettriche. Le istruzioni, infine, sono state aggiornate per recepire il nuovo limite reddituale per il figlio a carico portato a 4mila euro.

Formazione musicale dei ragazzi: la spesa è detraibile

Al fine di sostenere le attività di contrasto alla povertà educativa minorile, sono state inserite tra gli oneri detraibili dall’Irpef, le spese sostenute per la formazione musicale di bambini e ragazzi (art. 1, co. 346-347 della Legge di Bilancio 2020).

La Legge di Bilancio 2020 ha introdotto tra gli oneri che danno diritto alla detrazione d’imposta le spese sostenute per la formazione musicale di ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni.
In particolare, dall’IRPEF lorda è possibile detrarre un importo pari al 19 per cento delle spese sostenute per l’iscrizione annuale e l’abbonamento dei suindicati ragazzi, per lo studio e la pratica della musica, a:
– conservatori di musica;
– istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) legalmente riconosciute ai sensi della legge 21 dicembre 1999, n. 508;
– scuole di musica iscritte nei registri regionali;
– cori, bande e scuole di musica riconosciuti da una pubblica amministrazione.
Ai fini della detrazione è fissato un tetto massimo di spesa non superiore a 1.000 euro per ciascun ragazzo.
Il beneficio è riconosciuto:
– anche per le spese sostenute in favore di familiari fiscalmente a carico;
– a condizione che il reddito complessivo della persona che sostiene la spesa non sia superiore a 36.000 euro;
– a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data del 1° gennaio 2021.

Prorogato dalla legge di Bilancio 2020 lo “Sport Bonus”


Lo “Sport Bonus” viene prorogato anche per l’anno 2020 dalla legge n. 160 del 2019 (art. 1, commi 177 a 179)


 


La disciplina del credito d’imposta per le erogazioni liberali per interventi di manutenzione e restauro di impianti sportivi pubblici e per la realizzazione di nuove strutture sportive pubbliche, di cui all’articolo 1, commi da 621 a 626, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, si applica anche per l’anno 2020.
Per i soggetti titolari di reddito d’impresa il credito d’imposta è utilizzabile in tre quote annuali, di pari importo, nel limite complessivo di 13,2 milioni di euro, tramite compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e non rileva ai fini delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive.
Per l’attuazione di tali disposizioni si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 aprile 2019 “Credito d’imposta per le erogazioni liberali in denaro effettuate per interventi di manutenzione, restauro o realizzazione di impianti sportivi pubblici.”.